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Francesco Mazzullo su Rai3
L’Unesco ha dichiarato il 2009 “Anno Grotowski” e proprio in onore del grande Maestro, artefice del cosiddetto “Teatro povero” ripreso da Francesco Mazzullo e fatto proprio nel metodo “Teatrovita”, il regista e attore catanese porta in scena a Palermo lo spettacolo “Bassa Marea”, di Roberto Russo, curandone la regia.
Sul palco del Teatro delle Balate, davanti le telecamere di Rai3, Maria Rosaria Russo e Antonella Longhitano sono tornate a vestire i panni di madre e figlia, in una riflessione su come la società di oggi affronta il disagio mentale che risponde non solo all'esigenza di guardare in faccia una realtà molto cruda, che spesso nei contesti metropolitani mostra le espressioni più drammatiche, ma anche, soprattutto dopo la legge 180, alla necessità di verificare, a distanza di alcuni anni, quali sono gli effetti prodotti dalla riforma sanitaria nel settore della psichiatria e l’intervento di cura per alcune particolari categorie di persone con disagio psichico.
Le interpreti, guidate sul palco dalla mano esperta di Francesco Mazzullo, sono riuscite a far affiorare nel pubblico emozioni che vanno oltre la parola, facendo emergere, attraverso una attenta, profonda e calibrata gestualità e mimica, di micro e macro azioni, tutto il dramma dei cosiddetti “persi di vista”, in un processo di analisis che porta ad una specie di disintegrazione dei meccanismi psichici.
Uno spettacolo che, pur avvalendosi di una regia di stile prettamente grotowskiano, risulta facilmente assimilabile e di facile lettura anche ad un pubblico meno impegnato.
Uno spettacolo non certo semplice, vista anche la complessità dell’opera che scende nel profondo dell’anima di una madre e di una figlia alle prese con rancori, rivendicazioni e atroci dubbi che dilaniano l’anima delle protagoniste. Un tema con uno sfondo sempre attuale, quello dello scontro generazionale, che ha già riscosso consenso di critica e nella prima nazionale andata in scena il 24 maggio 2008 presso il Teatro dell’Accademia di Catania.
Grazie alla regia di Francesco Mazzullo, lo spettacolo celebra la filosofia dell’artefice del “Teatro Povero”, dove viene superato tutto ciò che è superfluo, ma lasciando ancorato il pubblico all’attore in una relazione percettiva, diretta.